Dal 5 Maggio disponibile online il numero 50
(Maggio - Giugno 2018)

 

 

 

 

Quanto è lontano e come è vivo il biennio della Contestazione studentesca e operaia - La fine della Grande Storia e la politica muta di oggi - il lavoro alle prese con l'intelligenza artificiale nel capitalismo - Tecnologia e disoccupazione: è possibile un nuovo compromesso sociale? - L'Italia dopo il 4 Marzo: geografia del terremoto elettorale; il caso Sardegna - Dal mondo: la ristrutturazione neoliberale di Macron; la Russia e la sinistra in Europa; Kim Jong-un, oltre la lucida follia; alla ricerca del Gandhi di Palestina; Afrin ci interroga - Cosa resta del Vietnam ? - Il tema dell'uguaglianza di Ferrajoli

 

 

Bertinotti, Agostinelli, Garibaldo, Campa, Vecchi, Dogliani, Revelli, Gianni, Loddo, Assennato, Colombo, Pieranni, Gordon, Vinci, Sentinelli, Russo

 

 

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QUANTO È LONTANO E COME È VIVO IL ’68

Da tempo era venuto chiaro che un intero ciclo storico si stava chiudendo in Europa. Non siamo stati i soli a ricorrere alla formula proposta da Antonio Gramsci per interpretare le fasi di transizione. “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. I mostri, a volte, si presentano letteralmente come tali e intere storie dei popoli e di vite umane vengono così divorate e precipitate nell’abisso. L’Europa del ’900 ne ha conosciuto le tragedie che, drammaticamente, non possono essere escluse dall’avvenire di nuovo. Più ordinariamente i mostri che si affacciano nella transizione non rinviano a immagini orripilanti e a destini terribili, bensì a figure indefinite secondo i canoni classici, a entità miste, nelle quali si nascondono in miscele inedite cose diverse. Il futuro allora si fa difficile da prevedere, incerto, sfuggente. Come nella nostra situazione. Le recenti elezioni italiane sono state un caso di scuola. A cinquant’anni dal ’68 è utile interrogarsi rispetto a quella che oggi appare l’ultima grande promessa tradita di rilancio del “sogno del ’17”. Qui ovviamente il sogno va inteso come lo aveva proposto Lenin. Fa riflettere sul tempo politico, sul tempo dei processi politici, che sia passato mezzo secolo da quel ’68; quasi esattamente lo stesso mezzo secolo che era intercorso tra quel moto e la rivoluzione d’ottobre. Ora mi vado convincendo che l’esito attuale del processo in Europa, e in Italia in particolare, sia il portato della sconfitta storica del ’17 e, a intenderci, del ’68, sia persino il suo rovescio.

FAUSTO BERTINOTTI

 

 

IL LAVORO E L’AUTOMAZIONE

 

SISTEMA D’IMPRESA, TECNOLOGIA E DISOCCUPAZIONE

MARIO AGOSTINELLI

 

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL LAVORO

FRANCESCO GARIBALDO

 

IL FUTURO DEL LAVORO: NARRAZIONI A CONFRONTO

RICCARDO CAMPA

 

I SEGRETI DEL SIGNOR FUTURO

BENEDETTO VECCHI

 

È POSSIBILE UN NUOVO COMPROMESSO SOCIALE?

MARIO DOGLIANI

 

 

L’ITALIA DOPO IL 4 MARZO

 

GEOGRAFIA POLITICA DI UN TERREMOTO ELETTORALE

MARCO REVELLI

 

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO

ALFONSO GIANNI

 

IL CASO SARDO NELLE ELEZIONI DEL 4 MARZO

ROBERTO LODDO

 

 

IL MONDO

 

 

LE LOTTE DENTRO LA RISTRUTTURAZIONE NEOLIBERALE DI MACRON

MARCO ASSENNATO

 

LA RUSSIA E LA SINISTRA IN EUROPA: APPUNTI PER UNA DISCUSSIONE

YURII COLOMBO

 

KIM JONG-UN: BEN DI PIÙ DI UNA LUCIDA FOLLIA

SIMONE PIERANNI

DOV’È IL GANDHI PALESTINESE? LA MARCIA DI GAZA

NEVE GORDON

AFRIN CI INTERROGA

LUIGI VINCI

 

 

 

A CINQUANT’ANNI DAL ’68

 

IL LUNGO SESSANTOTTO ITALIANO

FAUSTO BERTINOTTI, ALFONSO GIANNI

 

VIETNAM!

LUCIANO BEOLCHI

 

 

 

L'OSPITE

 

L’ALTRA POLITICA DI ALTRAMENTE

PATRIZIA SENTINELLI

 

 

 

 

LA RECENSIONE

 

LA CENTRALITÀ DEL TEMA DELL’UGUAGLIANZA IN LUIGI FERRAJOLI

FRANCO RUSSO